Il Lavagnone è uno dei siti archeologici più importanti dell’Italia settentrionale, frequentato quasi ininterrottamente dal Mesolitico a tutta l’età del Bronzo.

I pali della palafitta

Il bacino del Lavagnone, che si estende tra i comuni di Desenzano e Lonato, è una delle tante piccole conche lacustri che caratterizzano il paesaggio dell’anfiteatro morenico del Garda.

Oggi dell’antico lago è sopravvissuta una piccola zona paludosa che ancora occupa la parte centrale della conca, mentre dopo la bonifica (realizzata agli inizi del ‘900) l’alveo lacustre è stato trasformato in campi coltivati.

Numerose ricerche furono qui effettuate nel corso del XX secolo. I primi scavi archeologici furono condotti tra il 1971 e il 1979 da R. Perini, a cui si deve la scoperta dell’aratro. Dal 1989 l’Università degli Studi di Milano effettua campagne di scavo annuali.

Gli scavi riguardano diversi punti del bacino e hanno permesso di ricostruire una storia insediativa che nel tempo si realizza attraverso l’occupazione, a scopo residenziale, di ambiti differentemente caratterizzati (in prossimità della sponda del laghetto, in zone temporaneamente allagate, in aree asciutte) e l’impiego di svariate tipologie strutturali: case rialzate su piattaforme poggianti su lunghi pali isolati o su pali più brevi che scaricano il peso della struttura soprastante su plinti, oppure case non sopraelevate costruite su una bonifica (cassonature di legno e riempimenti in pietrame) o ancora case poggianti direttamente al suolo  con semplici pavimenti in battuto.


Il primo villaggio, ipotesi ricostruttivaIl primo villaggio, ipotesi ricostruttiva

 Gli aspetti meglio conservati riguardano l’epoca di fondazione dell’abitato: all’inizio del Bronzo Antico (LAV 2), quando il livello delle acque del piccolo lago era notevolmente sceso rispetto alle epoche precedenti, a circa 80 m dall’antica sponda venne fondato un villaggio palafitticolo su impalcato aereo in zona periodicamente esondata, delimitato da una palizzata e raggiungibile dalla sponda percorrendo un sentiero di legno (timber trackway). Grazie alla dendrocronologia è stato possibile determinare la datazione più antica di questo villaggio: 2077 a.C.

Dopo l’incendio del villaggio più antico, avvenuto nel 1984 a.C. circa (dendrocronologia), ne venne edificato uno nuovo  (LAV 3) utilizzando una tecnica edilizia innovativa che prevedeva l’utilizzo di plinti. Anche questo abitato fu distrutto da un incendio intorno al 1916 a.C. (dendrocronologia).

Per edificare il nuovo villaggio (LAV 4) venne realizzata, nelle zone un tempo periodicamente allegate, una bonifica per isolare le abitazioni dal terreno umido sottostante.

Nel corso del Bronzo Medio l'abitato in corrispondenza delle sponde del bacino era ormai all'asciutto mentre, come hanno dimostrato gli scavi più recenti, nella parte centrale sorsero ancora strutture di tipo palafitticolo.


L'aratro del LavagnoneL'aratro del LavagnoneL'aratro del Lavagnone

L'aratro è la più antica macchina agricola, vera rivoluzione nel rapporto fra uomo e agricoltura, diventato lo strumento di avvio del fondamentale ciclo stagionale di semina, coltivazione e raccolto.

L’aratro del Lavagnone, rinvenuto da R. Perini nel 1977 nei livelli della palafitta più antica (datata grazie alla dendrocronologia al 2067 a.C. - antica età del Bronzo), è del così detto “tipo Trittolemo”, caratterizzato dalla tipica forma del ceppo-vomere, con la stegola - una sorta di manubrio - a incastro verticale. Questo tipo di aratri, elaborati a partire dall’avanzata età del Rame, ebbero un lunghissima durata, più che millenaria. L'aratro del Lavagnone è l'esemplare più antico giunto sino a noi.

Le più antiche raffigurazioni di aratro in Italia si trovano in Val Camonica e risalgono all’età del Rame (ca. 2800-2200 a.C.); immagini dettagliate di aratri in azione risalgono però alla piena età del Ferro (600-400 a.C.), nell’ambito della così detta “Arte delle Situle”.